Le mie parole, fanno come gli pare, si perdono al buio, per poi ritornare...

Un'autostrada, così mi arriva il tuo sconforto: grande frastuono e non un suono di tristezza.
Dobbiamo incontrarci, ti prego, ho bisogno di parlarti, dieci minuti ed eri già da me.
Un mese che non ti vedo, mesi che sentivo che non ti andava di sentire problemi, di vedere problemi, di masticare fango non tuo.
Mi spieghi cos'è che non va, cos'è che non c'è, cos'è che lui non sa, non ti dà.
La tua disperazione, la tua voglia di cambiare vita.
Due ore di tutto te, senza nemmeno una pausa per provare a dire bù!
Quando stai male non conosci interruzioni, ti senti in diritto di chiedere aiuto a tutto ciò che respira, come stai male tu, come soffri tu, puoi soffrire solo tu, quando piangi tu, tranquilla, piangi pure e ancora solo tu, non puoi capire il mio dolore sembri urlare in cerca di un consiglio che ti salvi la giornata.
Esigi che tutti ti capiscano, fuorchè tu.
Un'autostrada così mi arriva il tuo sconforto: grande frastuono e non un suono di tristezza.
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Vyola alle ore 11:04 |
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istantanee
Ora non era ancora ora di morire.
Lune d'estate, vento rosso e cicale, e luna park sotto un ballo cielo di re magi:è natale, mio nonno non disse niente quella notte di sei anni e un giorno fa, smise di correre dentro ai miei occhi, come mani che ti han voluto bene e non potrai stringere più.
Va bene anche questo non te, che sa ancora più di te.
E venne quasi automatico benedire comunque un altro giorno, e un altro e un altro ancora, un filo di gioia, un lampo aiuto tristezza, sai tipo vivere.
Lascia perdere i divieti gridavano stomaco e cuore, non vietarti proprio niente, se non di crederti arrivata a una qualche stazione dai treni fermi sopra rotaie dritte certezze senza più fumo, persone, biglietti, controllori e finestrini, e guarda fuori e vedi.
E nessuna luna ch'io sappia ha mai pensato d'esser null'altro che se, così prova a viverti dentro, fammi accendere e apri un'altra bottiglia che non sarà certo un cancro a dirci basta, saremo noi a dire:fatti avanti, facci vedere che dolore sai, ma che può saperne un male del dolore.
E il tempo sembrava quasi un'altra goccia di spazio nel silenzio fragola orizzonte, d'uno sterminato cammino di risvegli d'onde e non so che, e mi avanzava sempre qualche spicchio di buio per scrivere, avreste dovuto vedermi, col cuore in guerra, la guerra in amore, l'amore in follia, impossibile non subire il contagio del mai adagio.
E sempre non sarebbe mai finito.
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Vyola alle ore 14:38 |
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istantanee

Di notte la porta della stanza restava un pò aperta, dall'andito sentivo arrivare:fantasmi, belfagor, passi di dracula,il respiro dell'uomo nero.
E la notte era sempre così lunga e si doveva stare a letto, cercare di dormire.
Mio fratello russava qualche buio più in là, pensavo che magari anche lui si sarebbe potuto trasformare, magari a russare così adesso nel suo letto era un mostro...
E zorro non arrivava mai dopo le sei di sera, faceva la sua entrata da guarda che bel mantello nero, lasciava qualche zeta sul televisore e una volta terminata la sigla di chiusura non lo vedevi più.
Restavi solo nel buio, la notte era un problema tutto tuo.
Quando capii che le ombre enormi nell'andito non mi avrebbero mai uccisa o rapita, e che il pendolo era lo stesso del mattino e così i quadri, la libreria, il mobile all'ingresso e gli angoli, tutti quegli angoli nascosti,
non fu facile ricominciare ad addormentarmi presto, i mostri avevano vinto in qualche modo, mi avevano lasciato uno spazio infinito di ore da non dire a nessuno, mi avevano rubato il sonno bambino in cambio di un varco di vita diverso.
Fu così che cominciai a pescare parole nel laghetto del silenzio, a disegnare pensieri notturni, e devo ammettere che non mi sentivo poi così sconfitta.
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Vyola alle ore 15:48 |
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colori

Da me ci sono due porte, una per entrare e una per uscire, rigorosamente divise, dalla porta d'ingresso non si può uscire e da quella di uscita non si può entrare; tutti seguono questa regola.
Possono variare le modalità, ma tutti finiscono per andare via, c'è chi è andato via per sperimentare nuove possibilità, chi per risparmiare tempo, qualcuno è morto.
Fatto sta che non è rimasto nessuno, tranne me, unico superstite.
La loro assenza è sempre con me, le loro parole, i loro respiri, i motivi canticchiati a bassa voce, alleggiano come polvere negli angoli di casa mia.
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Vyola alle ore 16:26 |
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colori
Le giornate sbagliate, le giornate che non sanno nulla dei nostri sorrisi, della nostra voglia di giocare in un giardino aperto a un'ora buona, col fresco tra le guance e le canzoni tra le nuvole.
Le giornate tristi, tu con gli occhi spaesati e un giornale, una tivu', un foglio e qualcosa che non sai dire, e che non riesci per niente a guardare.
Cos'è? cosa c'è, che cos'ho?
Quando sei triste, si, sei lo stesso tu, ma avvolto in un telo nero senza speranza d'azzurro, sei lo stesso tu, va bene ma non chiuderti, no non chiuderti, che è tutta una vita che passo di qua e ancora rischio di perdermi, magari è questione di troppa sensibilità o sono soltanto motivi tecnici.
E tu dici, una bussola, dovevi almeno portarla con te, una bussola, potevi almeno spiegarmelo come si usa una bussola, scusa.
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Vyola alle ore 16:18 |
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silenzi